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L’ Umanesimo , corrente culturale che si sviluppa in Italia nel corso del Quattrocento, presenta delle caratteristiche molto differenti rispetto alla precedente età medioevale.
Già nella letteratura trecentesca, soprattutto nel Decameron di Boccaccio, si poteva notare un distacco con la mentalità del Medioevo; nel Quattrocento, però, tale distacco si fa più evidente, poiché la mentalità umanistica prende una posizione nettamente opposta al pensiero precedente.
Si ha, infatti, una visione antropocentrica, in cui l’uomo è al centro dell’universo, contro la precedente visione teocentrica della realtà, che vedeva Dio al centro e l’uomo sottoposto al suo volere; inoltre, l’uomo è “faber fortunae suae”, cioè artefice del proprio destino, in quanto può costruire la propria ricchezza e la propria felicità attraverso la sua fatica, la sua intelligenza e l’essere “buon massaio”, cioè un attento amministratore dei propri beni.
CONTESTO STORICO DELL'UMANESIMO
Questa mentalità è espressa nell’opera “Oratio de hominis dignitate” di Pico della Mirandola, in cui l’autore afferma che l’uomo, creatura di Dio, fu creato come una creatura indefinita, che ha la libertà di plasmarsi a proprio piacimento, decidendo se elevarsi al rango delle “cose superiori che sono divine” oppure “degenerare nelle cose inferiori, che sono i bruti”.
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